Il 6 febbraio 2014, nelle acque tutt’altro che tiepide del Mediterraneo, più di 200 persone stavano nuotando. E non si trattava di una manifestazione, né di un evento sportivo. Queste persone, partite dalla costa marocchina, stavano cercando di raggiungere a nuoto l’enclave spagnola di Ceuta, angolino d’Europa arroccato in Nord Africa. Per evitare il loro approdo, la Guardia Civil decise che era il caso di intervenire in modo deciso. Sparando in mare pallottole di gomma e fumogeni, scatenò il panico fra i natanti, molti dei quali già si tenevano a galla a fatica. I militari marocchini presenti non soccorsero le persone che stavano annegando davanti a loro. 15 persone morirono. Altre rimasero ferite. Altre non furono mai ritrovate.

Da allora, ogni anno, a Ceuta e in tutta Europa, si manifesta per ricordarne la tragica e disumana fine.

A quell’evento drammatico, purtroppo, nel Mediterraneo ne sono seguiti altri: nel solo 2023 il naufragio di Cutro (25 febbraio), in cui, a pochi metri dalle coste calabresi, morirono 94 persone e almeno altre 11 scomparvero o l’inabissamento di un peschereccio avvenuto al largo di Pylos (14 giugno) in cui scomparvero più di 600 persone.

Per commemorare quanti in cerca di una vita migliore hanno perduto la loro, il 4 febbraio a Trofarello si è tenuta una CommemorAzione decentrata.

Cuoche e Sarte Ribelli hanno scelto di radunarsi per condividere pensieri, memoria, poesie, rabbia, preghiere e silenzi, ricordando tutti coloro che non sono riusciti a terminare il loro viaggio e realizzare il sogno di una vita migliore.

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